COSA C’ENTRA IL TEATRO CON LA GESTIONE DEL TEAM?
Uh… se sono simili.
Dammi qualche minuto, te lo racconto entrando nel vivo della faccenda.
Sei d’accordo con me che il coaching e il teatro si occupano di performance, comunicazione e raggiungimento di obiettivi?
Bene, allora ti faccio un’altra domanda.
Ti è mai capitato di lavorare in un team dove le persone sono competenti, ma qualcosa non funziona comunque?
Le riunioni si allungano.
Le decisioni si rimandano.
Le responsabilità si confondono.
Qualcuno si tira indietro.
Qualcun altro prende troppo spazio.
E più si va avanti, più si crea una distanza difficile da spiegare.
Non si tratta di chi ha più o meno competenze.
Si tratta di presenza, di responsabilità condivise.
Di un gruppo che occupa lo stesso spazio, ma non è davvero un insieme.
E lo si percepisce nei comportamenti: non si rema nella stessa direzione.
“Eh coach… ho capito. Situazioni note in azienda. Ma ancora non hai detto cosa c’entra il teatro.”
Ecco, ci arriviamo fra un momento
e ti dò anche alcune strategie efficaci da usare nel tuo team.
COME IL TEATRO L’HO INTEGRATO AL COACHING AZIENDALE
Ho scoperto il teatro da grande, non era nei miei piani e non era un obiettivo.
Ne avevo fatto esperienza a scuola, ma nulla di significativo.
Mi affascinava, certo.
Ma non ne avevo colto l’essenza.
L’ho scoperto più avanti.
Le prime volte sul palco…
la sensazione di essere esposta,
di non poter controllare tutto,
di dover stare lì a fare ciò che era scritto da altri e io dovevo interpretarlo, mettendo a a servizio del testo me stessa.
A volte protagonista.
A volte una tra i protagonisti.
A volte solo presenza in scena e nessuna voce.
E ho scoperto una cosa potente.
A volte è la tua voce a far arrivare l’emozione al pubblico.
A volte è la tua espressione.
E ho capito quanto sia difficile far ridere,così come interpretare la drammaticità di un evento.
Perché sei tu che ti metti in gioco e ti scopri, ti riveli, anche nelle tue vulnerabiltà.
E il pubblico lo sente.
Sempre.
QUANDO NON PUOI SCEGLIERE IL RUOLO
In teatro non sempre interpreti la parte che vorresti.
Quasi sempre è il regista a decidere per te.
Non perché tu non sia capace.
Ma perché, per quella scena, per quel progetto, qualcun altro è più adatto.
E lì succede che hai due possibilità:
tirarti indietro.
oppure starci.
Anche quando pensi che quella posizione sarebbe spettata a te.
Per impegno. Per dedizione. Per tutto quello che hai fatto.
E allora ti trovi a fare i conti con:
le tue resistenze,
le tue paure,
le tue convinzioni.
E scegli comunque di fare la tua parte al meglio.
Proprio come in azienda. Ti suona familiare?
IN AZIENDA SUCCEDE CONTINUAMENTE
Persone valide e competenze presenti.
Eppure:
- ruoli non sempre chiari
- aspettative non esplicitate,
- responsabilità che si sovrappongono.
E a un certo punto si crea attrito.
Non sempre evidente, ma si avverte.
IL PUNTO NON E’ IL SINGOLO
Nel teatro, la riuscita di uno spettacolo non dipende da un attore solo.
Dipende da tutti.
Attori. Regia. Tecnici.
Tempi. Ascolto reciproco.
Se uno esce dal ritmo, si rompe qualcosa.
E in azienda è esattamente così, puoi avere persone molto competenti, ma se non lavorano davvero insieme, il sistema non regge.
E sai chi è la figura chiave?
Il regista.
Come un direttore d’orchestra, trasforma un insieme di suoni in una sinfonia.
Guida.
Tiene il ritmo.
Dà fiducia.
Vede i punti di forza e le fragilità.
E tu, come leader, hai questo stesso ruolo.
Hai l’onore di guidare.
E l’onere di valorizzare.
È QUI CHE IL TEATRO ENTRA NEL COACHING
Nel lavoro con i team in azienda, non mi fermo a ciò che si dice.
Lavoro su ciò che accade.
Integro strumenti che arrivano dal teatro e anche da esperienze come lo scoutismo per portare le persone a vedersi davvero.
Perché è lì che si gioca tutto.
Non puoi raccontartela, non puoi restare in superficie.
Emergono blocchi mentali ed emotivi che impattano sul sistema.
Le neuroscienze lo spiegano bene: i neuroni specchio ci portano a replicare ciò che osserviamo, nel bene e nel male.
E allora emergono anche convinzioni limitanti. Spesso rigide. Spesso giudicanti.
Che portano all’auto-sabotaggio.
E rendono le performance, individuali e di gruppo, meno efficaci.
E ALLORA…DA DOVE INIZI?
Leggere e riconoscersi è utile.
Ma poi serve fare un passo, non perfetto, ma concreto.
Ti lascio alcuni punti su cui puoi iniziare a lavorare già da subito.
1. Guarda come vengono occupati gli spazi
Non solo fisici.
Chi parla sempre?
Chi si trattiene?
Chi interviene fuori tempo?
Nel teatro questo si vede subito.
In azienda si nasconde meglio.
Ma c’è.
2. Chiarisci i ruoli (davvero)
Non sulla carta, nel concreto.
Chi decide?
Chi esegue?
Chi si assume la responsabilità finale?
Se questo non è chiaro, il team non può funzionare.
3. Ascolta ciò che non viene detto
Le dinamiche più importanti non sono esplicite.
Sono nei silenzi.
Negli sguardi.
Nelle esitazioni.
Allenati a osservare questo.
4. Interrompi gli automatismi
Quando vedi sempre gli stessi comportamenti:
chi prende troppo spazio,
chi si tira indietro,
chi evita,
fermali.
Non per correggere, per rendere visibile ciò che accade.
5. Fai una domanda diversa
Invece di chiedere:
“È chiaro?”
Chiedi:
“Cosa hai capito da quello che abbiamo deciso?”
Ascolterai risposte inaspettate, che rivelano dell’insieme, molto più di quel che immagini
e ti saranno utilissime.
ORA FERMATI UN ATTIMO E RIFLETTI
Nel tuo team…
le persone stanno davvero collaborando?
Oppure stanno semplicemente condividendo lo stesso spazio?
Se vuoi approfondire come queste dinamiche impattano nel lavoro quotidiano, puoi approfondire la gestione del team
Se leggendo ti sei riconosciuto in alcune situazioni, allora forse non è un problema di persone.
È il modo in cui stanno lavorando insieme.
Se vuoi confrontarti, puoi scrivermi qui
A presto
Maria Christina Messina




