Cosa può insegnarci Michelangelo (e il suo Mosè) sul coaching?

Cosa può insegnarci Michelangelo e il suo Mosè potenziale inespresso

Cosa può insegnarci Michelangelo (e il suo Mosè) sul coaching?

Hai presente il Mosè di Michelangelo?

C’è un aneddoto che lo riguarda e che, ogni volta che lo penso, mi colpisce.

Si racconta che Michelangelo, dopo aver completato l’opera, restò così stupito dal realismo della statua da esclamare:

Perché non parli?

E, in un gesto quasi istintivo, colpì il ginocchio della scultura con il martello.

Ora, al di là della veridicità dell’episodio, c’è qualcosa di profondamente vero dentro questa immagine.

Perché quella statua prima era solo un blocco di marmo.

IL PUNTO NON E’ LA STATUA. E’ LO SGUARDO

Michelangelo non “creava”. Michelangelo vedeva.

Vedeva già la forma dentro la materia.

E il suo lavoro non era aggiungere.

Era togliere.

Togliere ciò che non serviva per lasciare emergere ciò che era già lì.

E QUI ENTRA IL COACHING

Se ti dico che il coaching funziona in modo molto simile, cosa ti succede?

Perché spesso si pensa che il coach:

  •  dia soluzioni
  •  insegni
  • indichi la strada

Ma non è così.

Almeno, non nel modo in cui lavoro io.

QUANDO UNA PERSONA SI SENTE “UN BLOCCO DI MARMO”

Nel lavoro con imprenditori e professionisti succede spesso una cosa.

Persone capaci, Intelligenti, con esperienza.

Eppure, a un certo punto, si sentono ferme.

Confuse, sovraccariche, bloccate.

Come se non riuscissero più a vedere una direzione chiara.

E dentro, magari, pensano:

Potrei fare di più, ma mi pedo facilmente e che fatica iniziare da capo! ”

Ti è mai capitato?

IL LAVORO NON E’ AGGIUNGERE. È TOGLIERE

Nel coaching non lavoro per “aggiungere competenze”. Quella è un’attività propria della formazione.

Lavoro per togliere ciò che oggi non serve più:

Convinzioni che limitano.
Schemi ripetuti.
Modalità automatiche.

Abitudini deleterie.

Tutto ciò che, nel tempo, si è stratificato.

Un po’ come il marmo.

E  a dirla tutta, ciò che accade è svelarti in tutto te stesso,

nella parte migliore che spesso è nascosta

per vicissitudini, per scelte contingenti della vita e per la storia che finora hai dovuto raccontarti.

MA ATTENZIONE: NON E’ UN PROCESSO COMODO

Perché, esattamente come nello scolpire, togliere significa:

  • guardarsi davvero
  • mettersi in discussione
  • lasciare andare ciò che fino a ieri funzionava

E questo non è sempre facile.

E SAI QUAL E’ IL PASSAGGIO CHE  ACCADE?

All’inizio le persone cercano risposte.

Poi, piano piano, succede qualcosa.

Iniziano a farsi domande diverse.

Non più:

“Cosa devo fare?”

Ma:

 “Cosa sto continuando a fare che oggi non mi serve più?”
 “Dove mi sto limitando senza accorgermene?”
 “Cosa vedo di me… e cosa continuo a non vedere?”

E lì cambia tutto.

E ALLORA…DA DOVE INIZIARE?

Non serve partire da grandi rivoluzioni.

Serve iniziare a osservarti in modo diverso.

Ti lascio qualche spunto concreto.

1. Osserva dove sei in automatico

Ci sono aree della tua vita o del tuo lavoro dove agisci sempre allo stesso modo?

Senza fermarti a scegliere davvero?

Lì c’è qualcosa da vedere.

2. Chiediti cosa stai trattenendo

A volte non è ciò che manca.

È ciò che non lasci andare.

Un’idea.
Un ruolo.
Un modo di lavorare.

3. Riconosci i tuoi punti di forza (senza ridurli)

Spesso le persone vedono subito cosa non funziona.

Molto meno ciò che funziona davvero.

Eppure è da lì che si costruisce.

4. Fai spazio

Se continui a riempire ogni spazio di attività, pensieri, decisioni non lasci emergere nulla di nuovo.

E invece è proprio lì che si muove qualcosa.

NON DEVI DIVENTARE QUALCOSA DI DIVERSO

Questa è forse la cosa più importante.

Non devi diventare altro.

Devi tornare a vedere ciò che sei già.

Con più chiarezza.

Con più responsabilità.

Con più presenza.

PRIMA DI CHIUDERE

Se Michelangelo avesse guardato quel blocco di marmo pensando:

Non c’è niente di speciale”

oggi non parleremmo del Mosè.

E allora ti lascio con una domanda.

Dentro di te

quanto spazio stai lasciando a ciò che potresti essere?

Se vuoi lavorare su questo in modo concreto, puoi scrivermi qui

A presto
Maria Christina Messina

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