UN TEAM CHE FUNZIONA E’ FRUTTO DI STRATEGIE EFFICACI CHE METTONO AL CENTRO IL BENESSERE EMOTIVO DELLE PERSONE, PRIMA DI QUELLO ECONOMICO
Immagina questa situazione, dimmi se ti è familiare.
Il lavoro c’è.
Le persone anche.
Ognuno ha il suo ruolo, le sue competenze, la sua esperienza.
Eppure, qualcosa non torna.
Una consegna arriva in ritardo, ma nessuno sa davvero perché.
Un cliente chiama e riceve due risposte diverse.
Una decisione resta sospesa, perché “non era chiaro di chi fosse”.
E la cosa più interessante è questa:
non c’è un errore evidente.
Nessuno sta sbagliando “così tanto” da essere il problema.
E allora ti chiedo:
quando qualcosa nel tuo team non funziona, dove stai guardando davvero?
Al ruolo, alla singola persona
o a ciò che succede tra loro?
IL TEAM NON E’ LA SOMMA DELLE PERSONE. E’ IL MODO IN CUI STANNO INSIEME
Questa è distinzione è fondamentale. C’è una netta differenza tra delle persone che stanno nello stesso contesto e un gruppo.
Perché puoi avere persone valide, competenti, anche motivate.
Ma se il sistema in cui lavorano non è chiaro, non è coerente
quelle stesse persone iniziano a funzionare male insieme.
E l’ultimo dei problemi da valutare è la mancanza di competenza, perché se sono lì c’è un motivo, qualcuno ha stabilito che possono fare e sanno fare.
E allora ecco che emerge ciò che non funziona: non sanno come muoversi dentro quel contesto:
manca il concetto di squadra.
“MARIA CHRISTINA, IO NON HO UN PROBLEMA DI PERSONE. HO UN PROBLEMA DI RISULTATI”
Questa l’espressione di un manager di un’azienda di servizi con la quale ho lavorato qualche mese fa.
Team piccolo, cinque persone, tutte preparate.
Mi dice:
Entrando nel lavoro quotidiano, emerge questo:
- due persone gestivano lo stesso tipo di cliente
- nessuno aveva l’ultima parola
- le comunicazioni passavano su tre canali diversi
- le decisioni importanti tornavano sempre a lui
Risultato?
I clienti percepivano confusione.
Il team si sentiva sotto pressione.
Il manager lavorava il doppio.
Secondo te, il problema erano le competenze?
QUANDO LE COMPETENZE SI SOVRAPPONGONO, MA LE RESPONSABILITA’ NO
In quel team succedeva esattamente questo.
Persone valide, ma dentro un sistema poco definito.
E allora si attivavano dinamiche molto comuni:
“pensavo lo facesse lei”
“non volevo scavalcarlo”
“aspettavo un tuo ok”
Nessuno stava evitando il lavoro.
Ma nessuno si prendeva davvero la responsabilità di definire o portare a termine l’attività.
Un rimbalzo continuo, perché i confini tra un ruolo e l’altro erano confusi.
Ed è lì che il team si blocca.
COMUNICAZIONE: VI STATE PARLANDO O VI STATE DAVVERO CAPENDO?
Come avrai intuito molti problemi nei team non nascono da mancanza di competenze, nascono da comunicazioni poco chiare.
Si dice troppo o troppo poco.
Si evitano conversazioni importanti.
Si danno per scontate informazioni.
E il risultato è sempre lo stesso:
- incomprensioni
- rallentamenti
- tensioni
Come evidenziato dal neuroscienziato Antonio Damasio, non prendiamo decisioni solo in base alla logica, ma anche allo stato emotivo.
Questo significa che ogni comunicazione in azienda trasmette molto più delle parole.
Nel lavoro fatto insieme, una delle prime cose che abbiamo osservato è stata questa.
Le persone si interfacciavano continuamente: messaggi, chiamate, aggiornamenti.
Eppure, le informazioni non arrivavano nel modo giusto.
Allora abbiamo iniziato a lavorare su un passaggio semplice, ma decisivo.
Non solo “dire”.
Ma verificare.
Ogni indicazione importante veniva seguita da una domanda:
“Come la metteresti in pratica?”
per capire se ci si era compresi
“Cosa hai capito da questo passaggio?”
per capire che non ci siano interpretazioni sbagliate.
Sembra un modus scontato, quasi banale. Ed invece se provi a verificare sul tuo gruppo, scopriresti dinamiche molto simili a queste.
All’inizio questo approccio, piuttosto macchinoso sembrava rallentare.
Dopo poche settimane, ha cambiato tutto.
Il nocciolo della questione: l’incomprensione.
Era venuta fuori allo scoperto.
Poi abbiamo scoperto altro…
LE REGOLE NON DETTE: QUELLE CHE GUIDANO DAVVERO IL COMPORTAMENTO
Durante una sessione, ho fatto al team una domanda diretta:
“Qui dentro, cosa è davvero permesso fare e cosa no?”
All’inizio silenzio.
Poi sono emerse cose molto chiare:
- “Meglio non decidere troppo, tanto alla fine verifica lui”
- “Se sbagli, vieni corretto subito”
- “È meglio chiedere, così non rischi”
Nessuna di queste regole era stata dichiarata, ma guidavano ogni comportamento.
E la spiegazione a ciò la troviamo negli studi sulla sicurezza psicologica, introdotti da Amy Edmondson, che mostrano come le persone danno il meglio quando sentono di poter agire senza il timore costante di essere giudicate o corrette.
Se questo spazio non c’è, il team non rischia e senza rischio, non c’è crescita.
TROPPI “IO”, POCO “NOI”
Un’altra cosa che abbiamo osservato in quell’azienda era questa.
Ognuno lavorava bene.
Ma separato.
Non c’era un vero “noi”.
Allora abbiamo fatto un passaggio semplice, ma potente.
Abbiamo ridefinito:
- chi è responsabile di cosa
- dove inizia e dove finisce ogni ruolo
- quando serve confronto e quando serve decisione
E la cosa più impattante è stata spostare il linguaggio.
Da:
“questa è la mia parte”
A:
“questo è il nostro risultato”
Sembra solo una sfumatura.
Non lo è.
COSA E’ CAMBIATO, CONCRETAMENTE
Dopo qualche settimana di lavoro:
- le decisioni non tornavano più tutte al manager
- i clienti ricevevano comunicazioni coerenti
- le persone iniziavano a prendersi più spazio di iniziativa e a risolvere
- gli errori venivano gestiti, non evitati
E soprattutto:
il team ha iniziato a funzionare come sistema.
Non più come somma di singoli.
Conosci il significato dell’acronimo TEAM ?
Together Everyone Achieves More
Insieme Ognuno Realizza Di Più
Finalmente avevamo costituito una squadra che andava nella stessa direzione, garantendo l’uno l’interesse dell’altro a beneficio dei risultati dell’intera azienda.
DA DOVE SI RIPARTE ALLORA? (in modo pratico)
Ti lascio una traccia pratica, non teorica, applicabile.
1. Chiarezza sui ruoli (vera, non formale)
Chiediti:
- chi decide cosa
- chi è responsabile fino in fondo
- dove finiscono i confini
2. Comunicazione con verifica
Non dare per scontato che sia chiaro.
Chiedi in modo specifico
Ascolta in modo attivo
Fai emergere senza giudicare
3. Porta alla luce le regole non dette
Fai questa domanda al tuo team:
“Cosa qui dentro è davvero permesso fare?”
E ascolta.
4. Responsabilità reali
Non “vediamo insieme”
Ma affidala con apprezzamento:
“questa parte è tua”
E resta coerente.
5. Accetta il passaggio scomodo
Quando cambi il sistema, qualcosa si smuove.
Normale qualche destabilizzazione iniziale.
Fidati del processo, è lì che sta il lavoro vero.
E QUI RIENTRA UN PEZZO CHE NON PUOI IGNORARE
Perché tutto questo non è separato da te.
Il modo in cui il team funziona è profondamente legato a come tu deleghi, lasci spazio e gestisci il controllo.
Se vuoi vedere quanto questo incide davvero, qui trovi un approfondimento che collega questi due mondi →
Come delegare in azienda: cosa non funziona (e cosa fare davvero) | Maria Christina Messina
PRIMA DI CHIUDERE, FERMATI UN ATTIMO
Non per trovare subito una soluzione, ma per osservare meglio.
Il tuo team sta funzionando così perché le persone non sono abbastanza o perché il sistema le porta a comportarsi così?
E tu, in questo sistema, stai creando chiarezza o, lasciandola implicita, stai generando confusione?
Se senti che è il momento di mettere ordine, direzione e responsabilità nel tuo team, puoi scrivermi qui
A volte non serve cambiare le persone.
Serve cambiare il modo in cui stanno insieme.
Porta queste riflessioni nel tuo lavoro.
E osserva cosa cambia.
A presto
Maria Christina Messina




