Non è la delega il problema
È il modo in cui stai dentro il tuo ruolo quando provi a farla
Hai presente quel detto “ chi fa da sé fa per tre” ?
Non so tu, ma io ci sono cresciuta in quella mentalità in cui il darsi da fare e lo sbrigarsi a farlo,
ha generato frotte di gente con l’ansia da prestazione, piuttosto che incentivare il far bene e condividerlo.
Invece che assorbire il senso della saggezza di quel proverbio africano
“ Chi va da solo va veloce, chi insieme, va più lontano”
Quanti danni fa un’abitudine di pensiero che diventa un pattern invalidante per chi guida una azienda e un team!
Immagina la scena ( se guidi un’azienda o un team, probabilmente riesci a farlo bene)
Sei davanti alla tua scrivania, hai una lista piena di attività da portare a termine,
le persone intorno si muovono, fanno, chiedono…
eppure, a un certo punto, ti ritrovi a pensare la stessa cosa: “Faccio prima a farlo io.”
E non è perché non hai nessuno a cui affidarlo, non è perché non hai costruito un gruppo di lavoro.
È perché, nel momento in cui dovresti lasciare andare qualcosa, senti che non puoi permettertelo davvero.
Allora intervieni, aggiusti, rimetti a posto e vai avanti.
Semmai pensi: “ Questa volta proprio non è possibile, ma la prossima lo faccio fare a qualcun altro”
E te la racconti bene, no?
Lo comprendo bene, me la raccontavo pure io anni fa e
nel mio lavoro di business coach entro in molte aziende e rivedo gli stessi meccanismi.
Il mio supporto spesso verte su uno dei comportamenti più difficili da sradicare:
quel loop faticoso del delegare, che fa un passo avanti e dieci indietro.
Se sei atterrato sul mio blog e in particolare ti ha attratto questo articolo,
c’è una esigenza specifica e allora voglio darti molto di più che qualche semplice soluzione che sai trovarti anche da solo,
una specialmente, è verso la fine di questo testo, ma prima di dirti come fare, lasciami il tempo di iniziare da te.
Il punto non è che non sai delegare
C’è ben altro e riguarda la fiducia
Lo sai anche tu che delegare è importante.
Lo hai letto, lo hai sentito dire, lo senti come esigenza.
Probabilmente lo hai anche spiegato ad altri.
Eppure, quando arriva il momento di farlo davvero, qualcosa si blocca.
Perché?
Perché delegare non è un’azione tecnica.
È un atto di fiducia.
E qui viene la parte scomoda, quella in cui si alzano tutte le antenne difensive dentro di te:
“ non è facile”, “ ci sono condizioni che non lo permettono”, “io ci provo, ma loro non si attivano” ecc, ecc,
ma io sono una Coach e allora piuttosto che adularti, al fine di continuare a leggere o seguirmi,
voglio fare ciò che sia veramente utile a te e so fare meglio.
Aiutarti a trovare le risposte
E dialogherò con te attraverso le domande. Strumento potente ed efficace.
Molte apriranno riflessioni, qualcuna ti provocherà, altre ti potrebbero infastidire.
Sappi che quello che conta per me è aiutarti a traslare dalla rigidità mentale in cui sei incagliato,
per farti trovare la via d’uscita che ti fa stare meglio, produrre di più e generare benessere al tuo team, come non hai mai avuto finora.
Ed eccola la prima:
Ti fidi davvero delle persone con cui lavori… oppure ti fidi solo fino a quando fanno esattamente come faresti tu?
C’è una forma di delega che in realtà non è delega
Affidi un compito, ma resti lì.
Controlli come viene fatto, intervieni mentre lo fanno, correggi prima ancora che sia finito e alla fine, senza quasi accorgertene, lo rifai tu.
E da questo approccio non emerge che gli altri siano incapaci.
Emerge altro. La tua difficoltà a fidarti.
E bada bene, lo so, che è inconsapevole.
Ora… in tutta franchezza, fermati un attimo e chiediti:
quando deleghi, stai davvero affidando all’altro responsabilità o stai solo distribuendo attività da svolgere?
Più controlli più il team smette di crescere (e tu resti incastrato)
Questo è il paradosso che molti non vogliono vedere.
Più ti assicuri che tutto sia fatto bene, più diventi indispensabile.
E più diventi indispensabile, più il sistema dipende da te.
All’inizio sembra un vantaggio, poi diventa un limite.
Se tutto passa da te, le decisioni si rallentano, le persone aspettano invece di fare.
Non sei onnipresente. E se lo sei, probabilmente non hai più una vita.
E questo implica che tu lavori sempre di più.
Ne sei cosciente?
Se la risposta è sì:
Che senso ha, arrabbiarti di dover far tutto da solo?
“Se voglio che sia fatto bene devo farlo io”
Eh!!! Posso immaginare che una delle risposte sia questa.
Sai quanto me, che questa frase è pericolosa.
Non perché sia falsa, ma perché è incompleta.
È vero che all’inizio sei tu a costruire standard, metodo, visione, ma se resti lì troppo a lungo, non stai più costruendo, stai trattenendo.
E allora la domanda diventa:
chi è davvero il collo di bottiglia della crescita dell’azienda?
Una domanda strategica invece da porti è:
il mio modo di lavorare, è frutto di schemi abitudinari o la mia presenza è ancora davvero necessaria in determinate attività?
Delegare non è alleggerirti è cambiare ruolo
Questo è il punto in cui tutto si gioca.
Delegare non serve a farti lavorare meno, serve a farti lavorare in modo diverso.
Significa smettere di essere quello che fa tutto, per diventare quello che rende possibile agli altri di fare.
Lo percepisci anche tu?
È proprio un’altra posizione. Un’altra identità. Un altro modo di stare dentro al lavoro.
Il leader ha la competenza del saper delegare. La affina, la migliora, la espande, la allena.
Esserne consapevoli cambia il modo in cui parli, dai indicazioni e cambia il modo in cui gestisci gli errori.
Perché sì, ci saranno errori. Normalissimo.
Impari a perdonare i tuoi errori, come i loro.
Impari ad accettare che non sarà fatto come lo faresti tu
e che, almeno all’inizio, non sarà perfetto.
Se non sei disposto a questo, non stai delegando.
Stai solo distribuendo compiti.
Ed è qui che si crea il cortocircuito.
Perché mentre pensi di tenere alto il livello, in realtà stai impedendo al sistema di crescere.
E qui arriva un’altra domanda importante:
sei disposto a lasciare spazio a questo nuovo modus operandi oppure sei schiavo dell’errore che ti riporta automaticamente al controllo?
Qui entra un altro livello (che spesso viene ignorato)
Secondo gli studi sulla Autodeterminazione di Edward Deci e Richard Ryan,
le persone si attivano davvero quando sentono autonomia, competenza e coinvolgimento.
Se continui a intervenire su tutto, stai togliendo proprio questo.
E il risultato è sempre lo stesso:
persone presenti, ma non realmente responsabili.
Da dove si inizia allora?
Non serve rivoluzionare tutto.
Serve iniziare con lucidità. Un pezzetto alla volta.
Scegli qualcosa che oggi stai facendo tu e che, se guardi bene, non richiede davvero la tua presenza.
Affidalo.
Ma questa volta fai una cosa diversa.
Non spiegare solo cosa deve essere fatto.
Spiega perché è importante e poi fermati.
Non intervenire subito, non correggere al primo passaggio. Osserva.
Le prime volte sarà difficile. La tentazione di intervenire sarà incontenibile.
L’ansia ti potrebbe assalire in un attimo, ma tu puoi farcela se vuoi sbloccare il team e lo stallo che sta rallentando processi e risultati.
Per un po’ è scomodo, lo so.
Ma se hai il coraggio di osare e voler vedere oltre cosa ti aspetta, allora questo “scomodo” devi attraversarlo
e alla fine, vedrai messo in pratica la vera delega.
Prima di chiudere fermati un attimo
Le domande e riflessioni emerse sono tante. Puoi usare un metodo efficace per lavorarci su.
- Rileggi questo articolo
- Scriviti le domande su un quaderno di lavoro. ( Se lo usi con costanza avrai uno strumento di crescita formidabile)
- Prenditi il tempo di rispondere.
- Una domanda per volta, con calma, non per capire cosa devi fare, ma per capire cosa stai continuando a fare, che forse oggi non serve più.
Potresti scoprire come succede a molti imprenditori ed executive manager o team leader,
che non è aggiungendo che evolvi.
È lasciando andare ciò che non è più utile ora, perché ha esaurito la sua funzione.
Se ti sei riconosciuto in queste righe e senti che è arrivato il momento di rivedere davvero il tuo modo di lavorare e guidare, puoi scrivermi qui
→ https://mariachristinamessina.it/#contatti
A volte non serve un’altra strategia, serve il coraggio di cambiare posizione dentro quello che stai già facendo
Porta queste riflessioni nel tuo lavoro.
E osserva cosa cambia
a presto
Maria Christina



